Manifestazioni ed eventi

TORINO FILM FESTIVAL 36

Descrizione: 36ma edizione del TORINO FILM FESTIVAL

 

I PREMI COLLATERALI DELLA 36ma EDIZIONE DEL TORINO FILM FESTIVAL

 

PREMIO SCUOLA HOLDEN – Storytelling & Performing Arts

La Giuria composta dagli allievi e dalle allieve del College di Cinema, assegna il premio

 

Miglior sceneggiatura Torino 36 a:

 ROSSZ VERSEK / BAD POEMS di Gábor Reisz (Ungheria)

Con la seguente motivazione:  

Il film sa usare con delicata ironia tutte le sue linee temporali dentro una storia che alterna brillantezza e spontaneità. E lui, Gábor, è anche un bravo attore.

 

Secondo classificato:

 DEN SKYLDIGE / THE GUILTY di Gustav Möller (Danimarca, 2018).

 

PREMIO ACHILLE VALDATA

La Giuria, composta da Elena Brizzi, Danila Giancipoli, Elena Merlo, Gian Luca Pisacane, Vittorio Sabatini, Alessandro Sapelli, Maria Grazia Tassone, lettori di “Torino Sette”, assegna il premio Miglior film di Torino 36 a:

DEN SKYLDIGE / THE GUILTY di Gustav Möller (Danimarca)

Con la seguente motivazione:

Per una costruzione della suspense non convenzionale che inchioda lo spettatore tra due stanze e un corridoio.

 

PREMIO AVANTI

La Giuria del Premio AVANTI (Agenzia Valorizzazione Autori Nuovi Tutti Italiani), formata da Giulia Esposito, Alessandro Uccelli, Andrea Zanoli, assegna il PREMIO AVANTI per la Distribuzione delle opere prime premiate nella rete dei cineforum e cineclub al film:

ROSSZ VERSEK/ BAD POEMS di Gábor Reisz (Ungheria)

Con la seguente motivazione:

Ci dimostra come l’immaginario cinematografico possa ancora raccontare la complessità dell’animo umano e delle sue contraddizioni, seguendo con autoironia il filo rosso della memoria che si attorciglia in un presente irrisolto.

 

PREMIO GLI OCCHIALI DI GANDHI

La giuria dell’ottava edizione del premio “Gli occhiali di Gandhi”, composta da Loredana Arcidiacono, Giorga Bettuzzi, Dario Carlo Cambiano, Tosca Giorcelli, Nora Marcatto, Emanuele Negro, Pietro Saporiti, Stephan Wenninger, assegna il Premio Gli Occhiali di Gandhi a:

DOVE BISOGNA STARE di Daniele Gaglianone (Italia)

Con la seguente motivazione:
Perché indica come la presa di coscienza e l’impegno in prima persona siano fondamentali nel superamento dei conflitti. Perché ci insegna che accoglienza e altruismo diventano una esperienza di crescita per entrambe le parti. Per aver illuminato un universo femminile dove, con totale semplicità, si fa accoglienza oltre le ideologie.

 

MENZIONE SPECIALE  a:

 DEN SKYLDIGE / THE GUILTY di Gustav Möller (Danimarca)

Con la seguente motivazione:
Per la delicatezza che il regista ha avuto nei confronti dello spettatore, evitandogli ogni ostensione della violenza fisica. Per la presa di coscienza e il gesto di coraggio del protagonista che riconoscendo le proprie colpe riesce a empatizzare con l’altro aggressore. Per avere usato il dialogo come unico strumento catartico nella risoluzione di un conflitto

La cerimonia di premiazione dell’VIII edizione de Gli occhiali di Gandhi” si svolgerà al Teatro Nuovo, sala Vantino 1 alle h.16.00 di oggi. A seguire si terrà la proiezione del rough cut di Non è un pranzo di gala, il primo film italiano sulla storia della nonviolenza, realizzato con i giovani attori del Liceo Coreutico Germana Erba.

 

PREMIO INTERFEDI

La Giuria Interfedi, promossa dalla Chiesa Valdese e dalla Comunità Ebraica di Torino, con il patrocinio del Comitato Interfedi della Città di Torino, e composta da Carlotta Monge (Chiesa Valdese), David Sorani (Comunità Ebraica) e Beppe Valperga (Comitato Interfedi) attribuisce la sesta edizione del “Premio Interfedi – Premio per il rispetto delle minoranze e per la laicità” al film

 NOS BATAILLES di Guillaume Senez (Belgio/Francia)

Con la seguente motivazione: 

Tratta con delicatezza il percorso di un padre sindacalista che, costretto dall’abbandono della moglie ad assumersi responsabilità verso i figli, impara a rispettare le esigenze di coloro che gli sono vicino, non ponendosi più su un piano egoistico e rimanendo fedele ai propri valori, sullo sfondo della problematica realtà del mondo del lavoro odierno.

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Lucia Mascino è la madrina del 36° Torino Film Festival

 

Sarà Lucia Mascino la madrina della 36ma edizione del Torino Film Festival (dal 23 novembre al 1° dicembre 2018). L’attrice sarà a Torino in occasione della serata di inaugurazione di venerdì 23 novembre in cui, insieme con Emanuela Martini, direttore artistico del festival, darà il via alla manifestazione.

“Quando lo scorso anno sono tornata due volte al Torino Film Festival per “Amori che non sanno stare al mondo” di Francesca Comencini e per “Favola” di Sebastiano Mauri e ho visto sul manifesto del Festival gli occhi di Kim Novak, a cui il mio personaggio si era ispirato, ho pensato che mi volessero dire qualcosa, che mi indicassero un’improvvisa vicinanza; ma mai avrei immaginato che sarei stata chiamata ad essere madrina del Festival l’anno successivo. È una chiamata che mi onora e mi riempie di emozione.” ha dichiarato l’attrice.

 Lucia Mascino è attrice di teatro, cinema e televisione. Ha iniziato il suo percorso al Centro di Ricerca e Sperimentazione teatrale di Pontedera dove ha studiato con pedagoghi russi, francesi e polacchi. Al cinema è stata recentemente protagonista di Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini, prodotto da Fandango, per il quale è stata candidata ai Nastri d’argento 2018 e ai Globi d’oro come Miglior attrice protagonista, ha vinto il Premio Anna Magnani al Bif&st di Bari e il Premio come Miglior attrice protagonista al Festival italiano di Mosca 2017. È coprotagonista insieme con Filippo Timi nel film tratto dall’omonimo spettacolo teatrale Favola con la regia di Sebastiano Mauri e prodotto da Palomar, che ha vinto il Premio Flaiano 2018. È nel cast della commedia La prima pietra di Rolando Ravello, prodotto da Fandango in uscita a dicembre 2018 e nell’opera prima Palloncini di Laura Chiossone, prodotta da Indiana in uscita nella primavera 2019.  Nel 2016 è stata protagonista del film Fraulein, una fiaba d’inverno, esordio al cinema di Caterina Carone e prodotto da Tempesta Film. Ha collaborato, fra gli altri, con Nanni Moretti, Giuseppe Piccioni, Roberto Andò, Sabina Guzzanti, Stefano Tummolini, Alessandro Rossetto, Renato De Maria, Marco Segato, Marco Danieli, Stefano Pasetto, Susanna Nicchiarelli.

 

 

Torino, mercoledì 21 novembre 2018

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Il Torino Film Festival annuncia “fuori programma”

la proiezione del film documentario all’interno della sezione Festa Mobile:

 

SEMBRAVANO APPLAUSI

di Maria Tilli

(Italia, 2018, DCP, 50’)

  

Il Torino Film Festival annuncia un titolo “fuori programma” che va ad arricchire le proposte della prossima 36.ma edizione (dal 23 novembre al 1° dicembre). Si tratta del film documentario Sembravano applausi diretto da Maria Tilli.

Il film ritrae l’attore Marcello Fonte prima, durante e dopo, le riprese del film Dogman di Matteo Garrone. La storia di un percorso umano e professionale emozionante: la vita oltre l’attore, la famiglia, le amicizie. I provini, l’esperienza sul set e poi il premio come miglior attore al Festival di Cannes, si intervallano a momenti intimi, trascorsi con la propria famiglia, con gli amici. Sembravano applausi è prodotto da Archimede in collaborazione con Rai Cinema e sarà presentato nella sezione Festa Mobile del 36° Torino Film festival il prossimo venerdì 30 novembre alle ore 15.30 presso il Cinema Massimo, sala 2. Saranno presenti la regista, Maria Tilli, l’attore Marcello Fonte e il regista Matteo Garrone.

“Marcello è un uomo semplice, buono e bizzarro, sia nell’aspetto sia nella personalità” dichiara la regista, Maria Tilli. “Calabrese di origine ma romano di adozione, vive alla giornata in una piccola stanza all’interno del Nuovo Cinema Palazzo, ma quando viene scelto da Matteo Garrone come protagonista del suo film, Dogman, si trova catapultato in un mondo frenetico e intenso. Inizia così un viaggio poetico e sorprendente, che gli cambierà la vita”.

La sera del 30 novembre si terrà un altro evento che coinvolgerà il regista Matteo Garrone. Alle ore 20.00 il regista riceverà il Premio Langhe-Roero e Monferrato organizzato dalla Film Commission Torino Piemonte in collaborazione con Museo Nazionale del Cinema, Regione Piemonte e Barolo & Castles Foundation. La consegna del Premio avrà luogo venerdì 30 novembre 2018, nel corso di una cena di gala – curata da uno chef stellato – a fini benefici. L’incasso della serata verrà infatti devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus, partner principale in questa iniziativa.

Torino, 19 Novembre 2018

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Anticipazioni del segmento tematico “APOCALISSE” della sezione TFFdoc

 

In attesa della conferenza stampa di presentazione del 36° Torino Film Festival, che si terrà martedì 13 novembre a Roma alle 10.30 presso la Casa del Cinema e a Torino alle 18.45 presso il Cinema Massimo, il TFF annuncia alcune anticipazioni dal segmento della sezione TFFdoc, dal titolo APOCALISSE.

Tutto pare essere apocalittico. Il pianeta è sull’orlo del collasso, la catastrofe politica incombe sui mondi primi, secondi e terzi. Maree nere e piogge radioattive: TFFdoc | Apocalisse vuole rispondere, per immagini e parole, a un mondo attonito in attesa del peggio. Così il post umano atomico dei documentari 4 Bâtiments, face à la mer e Machine To Machine, entrambi diretti da Philippe Rouy, lascia spazio alla sirena di Sirenomelia diretto da Emilija Skarnulyte che fluttua con la sua coda tra le rovine di una base NATO nel mare Artico.

In Vive la baleine diretto da Chris Marker e Mario Ruspoli la caccia industriale e capitalista della balena diventa il simbolo dello sfruttamento apocalittico del pianeta; mentre in Atlantis, diretto da Ben Russell,  gli uomini cercano disperatamente la propria liberazione utopica ispirandosi ad antiche leggende maltesi; Ombres Aquatiques, di Philippe Cote, mostra la natura con luci e ombre, come se la pellicola fosse una tela su cui dipingere; l’Hydra Decapita fa una riflessione su globalizzazione, colonialismo, capitalismo, mutamenti climatici e mostra “Drexciya”: una colonia sottomarina creata dai bambini mai nati abbandonati in mare dagli schiavisti durante la traversata dell’Atlantico;

In Dell’azione negatrice di Mauro Folci l’uomo è in preda alla volontà di potenza; in Der Wille Zur Macht di Pablo Sigg si mostra la radicale esistenza dei due fratelli Schweikhart, ultimi sopravvissuti di una colonia di “ariani puri” fondata alla fine del 19°secolo nella foresta amazzonica, in Paraguay: mangiano  bacche, farfugliando lingue incomprensibili e leggono la Bibbia e La volontà di potenza di Friedrich Nietzsche; la ricerca di nuovi linguaggi capaci di sovvertire il presente è al centro di Il potere dei sentimenti  di Alexander Kluge; ricerca che si riflette in Life = Cinematic Imperfections, presentato in prima mondiale al 36° Torino Film Festival, dove il regista siriano di origine armena Avo Kaprealian, compone un montaggio di immagini provenienti dal web, dal cinema, colte dalla sua camera per le strade di Beirut, dove ora vive rifugiato, per lasciare esplodere il caos del mondo.

 

TFFdoc | Apocalisse

4 BÂTIMENTS, FACE À LA MER di Philippe Rouy (Francia, 2012, DCP, 47’)

MACHINE TO MACHINE di Philippe Rouy (Francia, 2013, DCP, 32’)

Pochi mesi dopo la catastrofe nucleare di Fukushima (marzo 2011), la TEPCO – la società che gestiva la centrale – fa installare una webcam. Sotto lo sguardo trasparente della telecamera, che registra implacabile anche la data e l’ora, si muovono come astronauti perduti nel tempo e sospesi nell’aria radioattiva i tecnici nelle loro tute bianche. Per lasciare poi il campo a droni e robot, unici testimoni di una fantascienza inimmaginabile.

Philippe Rouy è un artista e regista francese e la sua trilogia su Fukushima (di cui fa parte anche Fovea Centralis del 2014) è stata programmata nei maggiori festival internazionali.

 

SIRENOMELIA di Emilija Skarnulyte (Lituania, 2017, DCP, 12’)

La giovane artista lituana Emilija Skarnulyte che ha studiato a Brera e vive a Berlino, fluttua con la sua coda da sirena tra le rovine di una base NATO nel mar Artico mentre segnali cosmici e rumore bianco attraversano lo spazio.

 

DELL’AZIONE NEGATRICE di Mauro Folci (Italia, 2017, DCP, 8’)

DER WILLE ZUR MACHT di Pablo Sigg (Messico, 2013, DCP, 61’)

Una performance o forse un film dell’artista Mauro Folci. Un dialogo su Uomo e Natura e fine dell’Uomo e fine del Mondo sembra trasportarci direttamente in mezzo alla foresta amazzonica dove vivono isolati due uomini, ultimi sopravvissuti di una colonia di “ariani puri” fondata alla fine del diciannovesimo secolo in Paraguay da Bernhard Förster e dalla moglie Elisabeth Nietzsche. Più di cent’anni dopo, di quella colonia rimangono solo i due fratelli Schweikhart: si cibano dei frutti che cadono dagli alberi e leggono la Bibbia e La volontà di potenza.

 

LIFE = CINEMATIC IMPERFECTIONS di Avo Kaprealian (Libano/Armenia, 2018, DCP, 82’)

Questo è un film sull’esistenza umana, sul teatro e sul cinema. Sul passato, il presente e il futuro, sul partire, sulla discontinuità e le cesure, sulla deformità, il vuoto e i buchi neri che si formano nello spirito. Questo è un film sulla cura e sulla ricerca dell’anima. Su dove molto tempo fa l’umanità possa aver perso la sua infanzia, perché anche l’umanità, come gli esseri umani, ha avuto un’infanzia. In prima mondiale al 36° TFF, il nuovo film di Avo Kaprealian il cui esordio al cinema, Houses Without Doors, dopo il debutto alla Berlinale, vinse il concorso internazionale documentari al TFF (2016).

 

DIE MACHT DER GEFÜHLE di Alexander Kluge (La forza dei sentimenti, Germania, 1983, video, 112’)

La forza dei sentimenti è un collage di forme e aforismi, un’enigmatica esplosione di emozioni che culmina nel Rigoletto verdiano.

Pochi anni prima della caduta del Muro di Berlino, il maestro del cinema tedesco (La ragazza senza storia, Artisti sotto la tenda del circo: perplessi, Germania in autunno…) costruisce un film indecifrabile, che attraversa i generi cinematografici, raccontando un’Europa che già sta perdendo la direzione utopica del Dopoguerra e di un capitalismo capace di uccidere il sentimento per trasformalo in sentimentalismo.

 

VIVE LA BALEINE di Chris Marker e Mario Ruspoli (Francia, 1972, DCP, 17’)

«Oggi gli uomini e le balene si trovano nello stesso schieramento. Ogni balena che muore ci trasmette come una profezia, l’immagine della nostra propria morte». «Balene, vi amo!». La caccia industriale e capitalista della balena diventa il simbolo dello sfruttamento apocalittico del pianeta: “ogni balena che muore ci trasmette, come una profezia, l’immagine della nostra propria morte” (Chris Marker).

 

ATLANTIS di Ben Russell (USA/Malta, 2014, DCP, 24’)

Una canzone folk e un rito pagano, una marcia religiosa e un tempio riflesso. Il blu del mare ci avvolge, siamo felici, nonostante stiamo tutti per sprofondare lentamente. «We Utopians are happy / This will last forever». Ben Russel – vincitore due volte del concorso internazionale.doc al TFF con Let Each One Go Were He May (2010) e con A Spell to Ward Off the Darkeness (2013) co-diretto con Ben Rivers – si lascia ispirare dalle antiche storie maltesi per immaginare spazi utopici.

 

HYDRA DECAPITA di The Otolith Group (UK, 2010, DCP, 31’)

Drexciya è una colonia sottomarina creata dai bambini mai nati delle donne incinte che venivano buttate a mare dagli schiavisti durante la traversata dell’Atlantico.

Film che nasce dalla collaborazione tra il collettivo londinese The Otholit Group (Anjalika Sagar e Kodwo Eshun) i cui lavori attraversano video, cinema, filosofia e il duo techno di Detroit, Drexciya, la cui musica accompagna una riflessione su globalizzazione, colonialismo, capitalismo, mutamenti climatici e speranza di mondi nuovi.

 

LES OMBRES AQUATIQUES di Philippe Cote (Francia, 2016, DCP, 11’)

Immersioni e pozzi di luce. C’è poesia nel ballo silenzioso dell’acqua e del suo popolo, mentre dall’altra parte del vetro, delle ombre osservano.

Philippe Cote è un cineasta francese, mancato prematuramente nel 2016, dalla radicale sensibilità che, lavorando sempre con pellicole super 8 e 16mm, e sempre artigianalmente ha saputo usare la luce (e l’ombra) come se la pellicola fosse una tela su cui dipingere.

 

Torino, 9 novembre 2018

 

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IL TORINO FILM FESTIVAL ANNUNCIA ALCUNE ANTICIPAZIONI DELLA 36.MA EDIZIONE.

Tra i titoli italiani:

I nomi del signor Sulcic di Elisabetta Sgarbi
Ovunque proteggimi di Bonifacio Angius
Ragazzi di stadio, quarant’anni dopo di Daniele Segre

 

Tra i titoli internazionali:

Colette di Wash Westmoreland
Can you ever forgive me? (Copia originale) di Marielle Heller
Mandy di Panos Cosmatos

 

Il Torino Film Festival annuncia alcuni titoli che saranno presentati alla 36° edizione che si terrà dal 23 novembre al 1° dicembre.

 

I nomi del signor Sulcic diretto da Elisabetta Sgarbi con Lučka PočkajElena Radonicich, Ivana PantaleoGabriele LevadaBranko ZavršanRoberto HerlitzkaAdalberto Maria MerliPaolo Graziosi; con la partecipazione straordinaria di  Claudio Magris e Giorgio Pressburger; presentato in prima mondiale nella sezione Festa Mobile.

Una ricercatrice dell’università di Ferrara  va a Trieste per trovare notizie su una donna seppellita nel cimitero ebraico. Da qui comincia una ricerca a più voci e volti, tra Italia e Slovenia, attraverso personaggi che, poco per volta, costruiscono i contorni della storia. Sperimentazioni linguistiche e geografie politiche e umane di confine, passato e presente, realtà e finzione si mescolano in questo nuovo racconto di Elisabetta Sgarbi. Scritto con Eugenio Liomusiche a cura di Franco Battiato. Prodotto da Betty Wrong con Rai Cinema e distribuito da Istituto Luce Cinecittà; uscita febbraio 2019.

 

Ovunque proteggimi diretto da Bonifacio Angius con Alessandro Gazale, Francesca Niedda, Antonio Angius, Gavino Ruda, Teresa Soro, Mario Olivieri, con la partecipazione di Anna Ferruzzo, sarà presentato in prima mondiale nella sezione Festa Mobile.  Il film è la storia di Alessandro, cinquantenne rabbioso, ingenuo e romantico al tempo stesso, cantante di musica folk. Nella sua vita l’amore è un ricordo sbiadito, fino a quando, in una corsia d’ospedale, incontra Francesca, grandi occhi verdi, malinconici e luminosi, i modi spontanei di una bambina, e il desiderio di fuggire da un mondo che non gli appartiene più. Nel torrido agosto di una Sardegna fatta di campagne dorate, cemento rovente, e mare che luccica in lontananza, Alessandro e Francesca si mettono in viaggio alla ricerca di un’ultima occasione. Bonifacio Angius – regista di Perfidia (2014) – dirige un racconto di personaggi che vogliono uscire dalla loro gabbia e prendere a pugni il destino.  Il film, prodotto da Ascent Film con Rai Cinema, uscirà al cinema il 29 Novembre distribuito da Ascent Film in collaborazione con Altrisguardi.

 

Ragazzi di stadio, quarant’anni dopo film documentario diretto da Daniele Segre sarà presentato in prima mondiale nella sezione Festa Mobile.

Daniele Segre torna a raccontare il mondo degli ultrà miscelando il repertorio costituito dalle fotografie pubblicate nel libro Ragazzi di stadio (Mazzotta, 1980) e dei suoi due film Il potere deve essere bianconero (1977) e Ragazzi di stadio (1980). Fra fumogeni, cori da stadio, fuochi d’artificio e bandiere tricolori, i protagonisti raccontano cosa la curva abbia rappresentato per loro nel tempo – una fuga, una famiglia, un rito arcaico attraverso cui dar sfogo al proprio istinto – dal passato dei Fighters di Beppe Rossi ai Drughi II anello curva sud, di oggi, della Juventus.

Il film è una produzione I Cammelli S.a.s. con Rai Cinema in associazione con 13 Productions e sarà distribuito in sala da I Cammelli S.a.s.

 

Colette diretto da Wash Westmoreland sarà presentato in prima italiana nella sezione Festa Mobile, e vanta un cast stellare dove spiccano Keira Knightley, Dominic West e Fiona Shaw.

Keira Knightley veste i panni di una delle figure femminili più rivoluzionarie del ‘900. Dal matrimonio in giovane età alle relazioni extraconiugali con uomini e donne, passando per la scrittura, il teatro, il cinema, la moda, Colette provoca, scandalizza, e arriva a rivendicare la sua arte e il suo nome (i suoi libri erano pubblicati con il nome del marito Willy, interpretato da Dominic West). Dal regista di Still Alice, la storia dell’emancipazione di un’icona, in un’accurata ricostruzione della sfrontata Belle Époque. Il film uscirà in Italia il 6 Dicembre distribuito da Vision Distribution.

 

Can you ever forgive me? (Copia originale) diretto da Marielle Heller sarà presentato in prima italiana nella sezione Festa Mobile, ed è una commedia agra ispirata alle memorie della scrittrice Lee Israel, con Melissa McCarthy e Richard E. Grant.

Quando gli editori si orientano su libri sempre più semplici e corrivi, la scrittrice Lee Israel si trova senza lavoro. I suoi tanti volumi dedicati, tra gli altri, a Katharine Hepburn ed Estée Lauder, non la salvano dal tracollo economico. Passa allora a redditizie truffe letterarie: falsifica lettere di celebrità decedute. Falso e originale, copia e collezionismo, riproducibilità intellettuale più che tecnica. Il film sarà distribuito in Italia dal 28 febbraio 2019 da 20th Century Fox.

 

Mandy diretto da Panos Cosmatos con Nicolas Cage, Andrea Riseborough, Linus Roache, sarà presentato in prima italiana nella sezione After Hours.

La serenità di una coppia isolata nei boschi è spezzata da una setta dedita all’occulto: niente sarà più come prima. Dal regista di Beyond the Black Rainbow, un horror lisergico che si sviluppa sinuoso come un disco suonato al contrario. Ma è anche un indiavolato tour de force del protagonista: un Nicolas Cage splatter che sbrocca come non ha mai sbroccato. Sorprendente e sanguinoso: uno dei film dell’anno. Uscirà in Italia nel 2019 distribuito da Leone Film Group.

 

 

Torino, 7 Novembre 2018

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PUPI AVATI GUEST DIRECTOR DEL 36° TORINO FILM FESTIVAL

CON “UNFORGETTABLES”: 5 FILM FRA CINEMA E MUSICA

Sarà Pupi Avati il Guest Director del 36° Torino Film Festival (dal 23 novembre al 1° dicembre 2018). Il regista, sceneggiatore e scrittore bolognese presenterà una sezione intitolataUnforgettables”, cinque titoli che mescolano musica e cinema, due sue grandi passioni. Pupi Avati sarà a Torino nei giorni del festival e introdurrà le proiezioni dei film che ha scelto: The Glenn Miller Story | La storia di Glenn Miller di Anthony Mann, The Benny Goodman Story | Il re del jazz di Valentine Davies, Bird di Clint Eastwood, Thirty Two Short Films About Glenn Gould | Trentadue piccoli film su Glenn Gould di François Girard, Bix di Pupi Avati. Quest’ultimo è stato selezionato da Emanuela Martini, direttore artistico del Torino Film Festival.

“Quando Emanuela Martini, conoscendo le mie passioni, mi ha invitato al Torino Film Festival come Guest Director, chiedendomi qualche titolo di film che sintetizzasse quello straordinario insieme che è per me cinema e musica, ho vissuto gioia e titubanza.” – dichiara Pupi Avati. “I film che si ispirano alla musica (nel mio caso intesa esclusivamente come jazz o classica) non sono tanti, e pochi dotati di un’anima. Così, costretto a eliminare una serie di titoli, dal magnifico Let’s Get Lost di Bruce Weber e Born To Be Blue di Robert Budreau (entrambi su Chet Baker) al Round Midnight di Tavernier (su Lester Young), dal sontuoso Cotton Club ellingtoniano di Coppola al Jazz on a Summer’s Day di Bert Stern con Louis Armstrong, Thelonious Monk e Gerry Mulligan, tutti film probabilmente già troppo visti, ho deciso di scegliere Bird, la struggente biografia di Charlie Parker diretta da Clint Eastwood, e due titoli che hanno contribuito a far nascere in me, nei remoti anni della mia adolescenza, questa passione. La vita di Benny Goodman e quella di Glenn Miller.  Mi restava pochissimo spazio per dire la mia infinita riconoscenza a quella musica classica che non so più distinguere dal jazz. Mi occorreva un musicista che non appartenesse né a un tempo né a una moda, un musicista che fosse la sintesi di tutti i tempi e di tutte le mode.  Glenn Gould, che suona le sue variazioni cantando come faceva Oscar Peterson (altro straordinario pianista jazz canadese), era probabilmente colui che cercavo. Nei Trentadue piccoli film su Glenn Gould, Francois Girard ha circumnavigato questo genio assoluto, che ancora oggi non smette di commuoverci”.

Unforgettables, la sezione proposta da Pupi Avati, Guest Director del 36° Torino Film Festival, si collega idealmente alla mostra su cinema e musica in corso al Museo Nazionale del Cinema: “Soundframes” (inaugurata il 26 gennaio 2018 e che proseguirà fino al 7 gennaio 2019), nella quale sono stati approfonditi molteplici aspetti delle connessioni e commistioni tra le due arti” – afferma Emanuela Martini – “Mi è parso però che, nella mini-sezione del Guest Director, mancasse un tassello importante. Perciò, ho scelto, tra i numerosi film e le miniserie che Pupi Avati ha realizzato nel suo connubio ideale tra cinema e musica, la sua toccante ricostruzione del leggendario e oscuro cornettista Leon Bix Beiderbecke, Bix, storia di una vita americana “perduta”, colta dal nostro autore con piena adesione a quella musica e a quel ‘mito’”.

 

UNFORGETTABLES

  • THE GLENN MILLER STORY di Anthony Mann (La storia di Glenn Miller, USA, 1954)
  • THE BENNY GOODMAN STORY di Valentine Davies (Il re del jazz, USA, 1956)
  • BIRD di Clint Eastwood (USA, 1988)
  • THIRTY TWO SHORT FILMS ABOUT GLENN GOULD di François Girard (Trentadue piccoli film su Glenn Gould, Canada/Olanda/Portogallo/Finlandia, 1993)
  • BIX di Pupi Avati (Italia, 1991,)

 

Torino, 5 novembre 2018

 

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È DEDICATA A RITA HAYWORTH L’IMMAGINE UFFICIALE DEL 36° TORINO FILM FESTIVAL

NELL’ANNO DEL CENTENARIO DELLA NASCITA DELL’ATTRICE

L’immagine del 36° Torino Film Festival (23 novembre | 1 dicembre 2018) è dedicata a una delle grandi dive del ventesimo secolo: Rita Hayworth, il cui centenario della nascita ricorre il prossimo 17 ottobre. L’immagine è tratta da “Non sei mai stata così bella”, il suo secondo film interpretato insieme con Fred Astaire, diretto nel 1942 da William A. Seiter.

“Rita più che Gilda; la ballerina vitale e agilissima che danzò con Fred Astaire e con Gene Kelly, più che la sirena sinuosa e pericolosa, simbolo della dark lady nell’immaginario collettivo” dichiara Emanuela Martini, direttore artistico del Torino Film Festival “La ragazza che sapeva essere una commediante più che l’icona sexy la cui foto fu appiccicata sulla bomba sganciata sull’Atollo Bikini. Senza dimenticare Gilda, è soprattutto a questa Rita che il Torino Film Festival rende omaggio nell’anno del centenario della sua nascita”.

 

Torino, giovedì 4 ottobre 2018

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“SANTIAGO, ITALIA” DI NANNI MORETTI 

FILM DI CHIUSURA DEL 36° TORINO FILM FESTIVAL

 

Il film di chiusura della 36.ma edizione del Torino Film Festival (23 novembre – 1 dicembre 2018) sarà “Santiago, Italia” di Nanni Moretti. Il film-documentario racconta, attraverso le parole dei protagonisti e i materiali dell’epoca, i mesi successivi al colpo di stato dell’11 settembre 1973 che pose fine al governo democratico di Salvador Allende, e si concentra in particolare sul ruolo svolto dall’ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime del generale Pinochet, consentendo poi loro di raggiungere l’Italia. Prodotto da Sacher Film, Le Pacte, Storyboard Media e Rai Cinema. Il film uscirà al cinema giovedì 6 dicembre 2018 distribuito da Academy Two.

 

Torino, 18 settembre 2018

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“LUNGA VITA A ERMANNO OLMI!”

IL 36° TORINO FILM FESTIVAL RICORDA IL MAESTRO SCOMPARSO 

CON UNA GIORNATA RICCA DI RARITÀ E OSPITI

 

Durante la prossima 36.ma edizione, che si svolgerà dal 23 novembre al 1° dicembre 2018, il Torino Film Festival dedicherà un omaggio al regista Ermanno Olmi dal titolo “Lunga Vita a Ermanno Olmi!”. Un’intera giornata in cui saranno proposti film, documentari, materiali rari o inediti, incontri con ospiti speciali, testimonianze di collaboratori, allievi e ammiratori eccellenti e molte altre iniziative, per ricordare l’attualità e la vitalità di uno dei maestri del cinema moderno, che continua a porsi come esempio per il rigore morale e la perfezione formale.

Ad accompagnare le proiezioni e gli ospiti della giornata sarà un amico e storico collaboratore di Olmi, il regista Maurizio Zaccaro.

“Lunga vita a Ermanno Olmi!” è organizzato dal Torino Film Festival e dal Museo Nazionale del Cinema in collaborazione con Rai Cinema, Rai Teche, Istituto Luce Cinecittà e la famiglia Olmi.

 

 

Torino, mercoledì 18 luglio 2018

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TORINO FILM FESTIVAL DEDICA A

POWELL & PRESSBURGER E A JEAN EUSTACHE

LE RETROSPETTIVE DELLA 36a EDIZIONE

 

Powell & Pressburger e Jean Eustache. Due generazioni, due stili, due immaginari che paiono agli antipodi; eppure, due idee di cinema che ben corrispondono alle anime diverse del Torino Film Festival e all’attività di ricerca condotta dal Museo Nazionale del Cinema. A loro sono dedicate le due retrospettive della 36a edizione del Torino Film Festival, che si svolgerà dal 23 novembre al 1° dicembre 2018.

Da una parte il sogno, la bizzarria, l’avventura e l’incubo che si concretizzano in inarrivabili fantasmagorie, in vertiginosi movimenti della macchina da presa, in narrazioni eccentriche, in quella distorsione ed enfatizzazione continua del potere dello sguardo (e dell’occhio della cinepresa) che ha affascinato e influenzato i giovani Scorsese, De Palma e Coppola: il cinema di Powell & Pressburger, “gli Arcieri” del desiderio, della passione, dell’eccesso (così si chiamava la loro compagnia di produzione, The Archers). Tra i più grandi visionari della storia del cinema, l’inglese Michael Powell (regista e produttore) e l’ungherese Emeric Pressburger (scrittore) hanno costruito tra la fine degli anni ‘30 e l’inizio degli anni ‘60 lo spettacolo cinematografico perfetto, quello che parla all’inconscio degli spettatori. La retrospettiva presenta i venti film che hanno realizzato insieme, dall’eccentrico film bellico per il quale Pressburger vinse un Oscar (49° Parallelo) all’affresco romantico molto amato da Bertrand Tavernier (Duello a Berlino), dal viaggio ossessivo nella passione di Narciso nero agli andirivieni “lisergici” nell’Aldilà di Scala al Paradiso, dalla dannazione artistica di Scarpette rosse al lussureggiante demonismo di I racconti di Hoffmann. Insieme a questi, alcuni dei film diretti dal solo Powell, compreso il capolavoro maudit L’occhio che uccide.

L’altra anima del festival, invece, è quella dura, scavata, morale, quasi “entomologica” di un cineasta francese morto troppo presto (a poco più di quarant’anni, nel 1981) e troppo spesso dimenticato: la seconda retrospettiva è dedicata a Jean Eustache, “fratello minore” della Nouvelle Vague che esordì nel 1963 con il cortometraggio incompiuto La Soirée e divenne poi autore di numerosi mediometraggi e di film quali Mes petites amoureuses, Une sale histoire e, nel 1973, La maman et la putain, capolavoro sull’inefficacia della parola e sulla vaghezza dei sentimenti, sui vuoti, sui corpi e sull’indispensabile moralità del cinema. Autore spesso emarginato dall’industria, meno compiacente e più “crudele” dei maestri della Nouvelle Vague, innamorato del rigore di Bresson e del vigore di Renoir, Eustache non ha mai smesso di interrogarsi sulla dinamica tra l’apparente realismo della sua macchina da presa inquisitiva e la finzione che entra in gioco non appena la cinepresa comincia a girare, tra l’autobiografia e la rappresentazione. Il suo malessere e la sua forza analitica hanno influenzato cineasti contemporanei come Assayas, Denis, Desplechin, Jarmusch. La retrospettiva presenterà tutti i suoi film.

 

Torino, 10 luglio 2018